Attraverso i secoli, sono molte le generazioni di donne che hanno osato sfidare le convenzioni del loro tempo, rompendo barriere accademiche e sociali, con la forza del loro talento e lasciando impronte per molto tempo coperte. Simboli dei diritti paritari, di uguaglianza e di dignità molte di queste donne hanno rivoluzionato la storia della scienza e non, e continuano a farlo, ieri come oggi.
Parliamo di figure che abbracciano l’intera storia: dalla prima donna Laureata al mondo nel 1678, alla prima titolare di una cattedra di fisica superiore nel 1963 fino al premio nobel per la chimica alle due eccezionali scienziate che hanno scoperto la tecnica rivoluzionaria del Crispr-Cas9.
La prima laureata

Partiamo proprio da una donna che la nostra città, Padova, conosce bene: era il 25 giugno del 1678 quando Elena Lucrezia Cornaro Piscopia fu la prima donna al mondo a conseguire una laurea. Un evento il cui eco risuonerà per molto tempo non solo a Padova e Venezia, ma in tutto il continente. Un eco che però, non durerà abbastanza: quello di Elena Lucrezia Cornaro Piscopia sarà uno spiraglio chiuso rapidamente e ci vorranno quasi due secoli prima che la laurea di una donna cessi di essere vista come una straordinaria eccezione ma come una possibilità concreta. La sua laurea in filosofia non fu solo un traguardo personale, ma un atto di sfida a un sistema che negava alle donne l’accesso alla sfera intellettuale, aprendo così una breccia storica nella fortezza del sapere.
Biologia

Rosalind Franklin ha illuminato uno dei più grandi misteri della vita: la struttura a doppia elica del DNA. Attraverso le sue avanzate tecniche di diffrazione ai raggi X, ha prodotto le prove decisive che hanno permesso a Watson e Crick di modellare la struttura del DNA, anche se il suo contributo venne riconosciuto solo postumo. Fu infatti grazie alla nota “Fotografia 51”, immagine di diffrazione dei raggi X del DNA prodotta dalla stessa Franklin e mostrata senza il suo consenso a Watson, che quest’ultimo trovò la chiave per risolvere il puzzle del DNA.
Solo decenni dopo la sua morte, Rosalind Franklin ha ricevuto il meritato riconoscimento per il suo ruolo fondamentale, diventando un simbolo della lotta per la giustizia scientifica e l’equità accademica.
Un’altra figura chiave nella biologia molecolare è June Almeida, la scienziata che riuscì ad identificare virus precedentemente sconosciuti, incluso, nel 1966, un gruppo di virus che in seguito fu chiamato coronavirus, utilizzando innovative tecniche di microscopia elettronica. Le sue avanzate metodologie di microscopia elettronica immunitaria (IEM) hanno rivoluzionato la ricerca virologica, contribuendo in modo determinante alla diagnosi di malattie come l’epatite B, l’HIV e la rosolia. Le microfotografie elettroniche da lei realizzate, straordinariamente dettagliate, continuano ad essere incluse, anche decenni dopo, nei testi di riferimento per lo studio dei virus, dimostrando l’importanza duratura delle sue scoperte.
Ingegneria e informatica

Passando all’ingegneria, la storia di Emily Warren Roebling ci insegna come la tenacia possa superare qualsiasi barriera. Quando suo marito, ingegnere capo della costruzione del Ponte di Brooklyn, si ammalò gravemente, Emily prese in mano le redini del progetto, studiando ingegneria civile da autodidatta e dirigendo i lavori fino al completamento del ponte. La sua competenza e leadership furono decisive, tanto da essere riconosciuta come la vera mente dietro uno dei capolavori dell’ingegneria moderna.
In epoca più recente, Fei-Fei Li ha aperto nuovi orizzonti nell’intelligenza artificiale, gettando le basi del deep learning grazie alla creazione di ImageNet, un database che ha rivoluzionato il riconoscimento delle immagini da parte delle macchine, accelerando lo sviluppo della visione artificiale.
Nel vasto campo dell’informatica, Ada Lovelace ha anticipato il futuro, scrivendo il primo algoritmo della storia destinato alla macchina analitica di Charles Babbage. Con straordinaria lungimiranza, immaginò un’epoca in cui le macchine sarebbero andate oltre i semplici calcoli numerici, ponendo le basi teoriche per la programmazione moderna.
Chimica

Anche la chimica porta l’impronta indelebile di figure femminili straordinarie. Marie Curie, con il suo impareggiabile rigore scientifico, non solo ha scoperto elementi radioattivi come il polonio e il radio, ma è stata la prima persona a vincere due Premi Nobel in due discipline scientifiche distinte – Fisica nel 1903 e Chimica nel 1911 – aprendo la strada alla medicina nucleare. Oggi, Carolyn Bertozzi continua questo lascito con le sue ricerche sulla chimica bio-ortogonale, una tecnica rivoluzionaria che permette di tracciare le reazioni biochimiche all’interno delle cellule viventi senza alterarne i processi naturali, contribuendo a nuove strategie terapeutiche per il trattamento di malattie complesse.
A questa linea di ricerca si aggiungono i contributi fondamentali di Jennifer Doudna ed Emmanuelle Charpentier, insignite del Premio Nobel per la Chimica nel 2020 per lo sviluppo della tecnologia CRISPR-Cas9. Questa tecnica di editing genetico ha rivoluzionato le scienze della vita, consentendo modifiche precise e mirate del DNA, con implicazioni straordinarie per la medicina personalizzata, la terapia genica e l’agricoltura sostenibile.
Queste sono solo alcune delle donne che hanno contribuito alla scienza, lasciando un’impronta indelebile nei rispettivi campi di studio. Il contributo delle donne alla scienza non è un’eccezione isolata, ma una forza costante che ha plasmato e continua a plasmare il nostro mondo.
Riconoscere e celebrare queste figure non è un semplice atto di giustizia storica, ma un imperativo per costruire un futuro scientifico più equo e innovativo. Ogni scoperta, ogni invenzione, ogni idea rivoluzionaria nata dalle menti di queste donne straordinarie ci ricorda che la scienza, nella sua essenza più pura, appartiene a tutti coloro che osano sognare, esplorare e creare senza confini.